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Aviazione generale ed aviazione leggera, parenti ... serpenti?

>> venerdì 10 ottobre 2008

A lato: l'aviosuperficie "Il falco" di Mazzè ( TO )

La contiguità fra il traffico aereo generato dall’Aviazione Generale e quello ultraleggero (ULM ) è da sempre un argomento che divide i protagonisti di entrambi i settori in correnti di pensiero diametralmente opposte.

L’aviazione leggera ha fatto registrare negli ultimi anni un’evoluzione tecnica e tecnologica tale da produrre una gamma vasta e diversificata di aerei ( sono aeromobili anche gli ULM ) che, per qualità e prestazioni, non hanno nulla da invidiare a quelli dell’Aviazione Generale.

Premesso che questi mezzi inducono a chiedersi quale sia davvero, oggi, l’autentica aviazione leggera, occorre avere il coraggio di denunciarne la dilagante, sostanziale illegalità.
Infatti, la maggior parte di essi infrange, anche di parecchio, le limitazioni attinenti il peso massimo al decollo e la velocità di stallo fissate dalla Legge 25 marzo 1985 n. 106 ( cioè dalla Bibbia del volo ULM ) ed inoltre, per quanto utili e financo propedeutici alla sicurezza, si avvalgono di strumenti la cui installazione è ancora oggetto di controversie inerenti la legittimità del loro utilizzo.

Ne conseguirebbe che, in punta di fatto, i piloti di entrambe le categorie parrebbero giovarsi di velivoli qualitativamente analoghi.

Non è così.

Gli aerei appartenenti all’ AG sono sottoposti a verifiche periodiche e severe e la loro navigabilità è certificata da enti specificatamente preposti, quelli appartenenti alla categoria ULM sono affidati unicamente alla diligenza del pilota che, fra l’altro, è anche l’unico responsabile di quella filiera che inizia dall’azienda costruttrice e termina con il pilota stesso.

Già, il pilota!

Ammesso e non concesso che la possibilità di accedere alle strutture aeroportuali collocate all’interno di spazi aerei controllati sia poi così importante ( a mio avviso non lo è ), la discriminante principale fra le due categorie è insita nella figura del pilota: si sappia che l’aviazione leggera è letterariamente tale se si analizza il percorso formativo dei suoi piloti, i quali, con circa sette-otto ore di esperienza ed un attestato in saccoccia, sono legalmente liberi di acquistarsi un apparecchio dalle prestazioni esasperate e di condurlo a far danni dove loro aggrada.

Non voglio affermare che i piloti ULM siano sconsiderati ed impreparati perché non sarebbe la verità (anzi), ma alla luce di queste situazioni, ben note in tutto l’ambiente, è assolutamente lecita la diffidenza che le istituzioni aeronautiche nutrono verso l’aviazione leggera.

Tant’è che, per recarsi in un vero e proprio aeroporto, occorre che il pilota richieda l’autorizzazione al Direttore dello stesso, il quale, a sua discrezione, deciderà se accordarla.

continua

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Jeffery Deaver è nato a Chicago nel 1950. Tra i suoi romanzi più amati, quelli con protagonista il detective tetraplegico Lincoln Rhyme. Ultimo libro: "Nero a Manhattan".

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